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Sempre più viaggiatori chiedono consiglio all’AI: cosa cambia per il turismo?

2026-09-18 10:29

Redazione

Le Strade del Gusto – esperienze enogastronomiche a Cagliari

Dalla ricerca su Google alla conversazione con l’intelligenza artificiale: sta cambiando il modo in cui scopriamo destinazioni, ristoranti ed esperienze.

Negli ultimi mesi c’è una risposta che sento sempre più spesso quando chiedo ai nostri ospiti:

“Come avete trovato questa esperienza?”

Fino a qualche tempo fa le risposte erano quasi sempre le stesse: Google, il sito internet, i social, un portale oppure il consiglio di qualcuno.

Oggi, invece, capita sempre più spesso di sentire:

“Abbiamo chiesto all’intelligenza artificiale.”

Ed è probabilmente questo il segnale più interessante.

Perché la vera novità non è semplicemente l’arrivo di un altro strumento digitale. Sta cambiando il modo in cui le persone cercano informazioni e, soprattutto, il modo in cui chiedono consiglio prima di un viaggio.

 

Prima cercavamo. Oggi chiediamo.

Per molti anni organizzare un viaggio significava aprire un motore di ricerca e digitare qualcosa come:

“cosa vedere a Cagliari”

“migliori ristoranti a Cagliari”

“degustazione vini Sardegna”

“cosa fare in Sardegna in tre giorni”

Oggi la domanda può essere molto più articolata.

Un viaggiatore può scrivere:

“Trascorrerò quattro giorni a Cagliari. Mi interessano soprattutto gastronomia e vino, vorrei evitare le esperienze troppo turistiche, avrò un’auto e mi piacerebbe visitare anche qualche produttore locale. Cosa mi consigli?”

La differenza sembra piccola, ma non lo è.

Il viaggiatore non sta più chiedendo semplicemente una lista di risultati.

Sta raccontando chi è, cosa gli piace, quanto tempo ha a disposizione e che tipo di viaggio desidera.

E chiede all’intelligenza artificiale di trasformare queste informazioni in un consiglio.

 

 

L’AI sta già entrando nella pianificazione dei viaggi

Nel 2026 l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella pianificazione turistica non è più soltanto una previsione.

Google ha rilevato una forte crescita delle ricerche relative a “AI travel assistant”, “AI concierge” e “AI flight booking”. Anche le principali piattaforme tecnologiche stanno integrando strumenti capaci di combinare destinazioni, voli, hotel, mappe, ristoranti e attività in itinerari sempre più personalizzati.

Tra chi prevede di utilizzarli, le funzioni più richieste sono soprattutto:

ricevere raccomandazioni;

costruire itinerari;

trovare nuove idee e destinazioni;

confrontare diverse possibilità.

La prenotazione vera e propria, invece, viene ancora affidata all’AI da una percentuale molto più bassa degli utenti. 

Ed è un dettaglio importante.

 

L’intelligenza artificiale è un nuovo travel agent?

Non ancora, almeno non nel senso tradizionale del termine.

Un’agenzia di viaggio rimane un operatore professionale con responsabilità, competenze e servizi specifici.

L’intelligenza artificiale svolge oggi soprattutto un altro ruolo: quello di assistente alla ricerca e alla decisione.

Può aiutare un viaggiatore a confrontare destinazioni, organizzare itinerari, valutare tempi e distanze, individuare ristoranti o esperienze e adattare le proposte alle sue preferenze.

Alcuni sistemi stanno già andando oltre. Gemini, per esempio, può integrare informazioni provenienti da Maps, voli e hotel per costruire itinerari personalizzati; Google sta inoltre introducendo funzioni che permettono di confrontare prezzi e disponibilità direttamente all’interno delle conversazioni con l’AI. 

Allo stesso tempo anche grandi operatori turistici stanno sviluppando sistemi di ricerca conversazionale. Booking.com e Omio, per esempio, stanno investendo in strumenti che permettono di passare dalla tradizionale ricerca per filtri a una conversazione basata sulle intenzioni e sulle esigenze del viaggiatore. 

Il confine tra ricerca, consiglio e prenotazione sta quindi diventando sempre meno netto.

 

Dalla ricerca alla conversazione

Questo probabilmente è il cambiamento più interessante.

Un motore di ricerca tradizionale risponde principalmente a parole chiave.

Una conversazione con l’AI può invece evolvere.

“Vorrei visitare una cantina vicino a Cagliari.”

Poi:

“Preferirei una piccola esperienza.”

“Vorrei anche visitare i vigneti.”

“Abbiamo solo la mattina libera.”

“Ci interessa soprattutto conoscere i vini locali.”

“Abbiamo un’auto.”

Ad ogni domanda il campo si restringe.

Ed è proprio in questo passaggio che possono emergere attività molto specifiche, che forse non sarebbero mai comparse nelle prime posizioni di una generica ricerca “cosa fare a Cagliari”.

 

Una possibile opportunità per il turismo esperienziale

Per chi propone esperienze legate al territorio questo cambiamento potrebbe diventare particolarmente interessante.

Il turismo esperienziale è fatto spesso di attività difficili da sintetizzare in una semplice categoria.

Visitare un mercato accompagnati da qualcuno che conosce prodotti e produttori.

Entrare in una cantina e poi raggiungere i vigneti.

Visitare un caseificio.

Partecipare a una degustazione guidata.

Imparare a preparare una ricetta tradizionale.

Sono esperienze che rispondono molto bene a domande dettagliate.

Ed è proprio questo tipo di domanda che un viaggiatore può rivolgere a un assistente basato sull’intelligenza artificiale.

Non significa naturalmente che l’AI suggerirà automaticamente una determinata attività.

Significa però che diventa sempre più importante fare in modo che quell’attività sia descritta online in maniera chiara e comprensibile.

 

Per chi lavora nel turismo cambia una domanda

Per anni una delle domande principali è stata:

“Come faccio a farmi trovare su Google?”

Rimane una domanda fondamentale.

Ma probabilmente dobbiamo iniziare ad aggiungerne un’altra:

“Quando qualcuno chiede all’intelligenza artificiale proprio il tipo di esperienza che offro, la mia attività può entrare nella conversazione?”

Questo modifica anche il modo in cui dobbiamo pensare alla nostra presenza online.

Non basta semplicemente avere un sito.

Bisogna spiegare bene:

dove si svolge un’esperienza;

quanto dura;

a chi è rivolta;

in quali lingue è disponibile;

cosa comprende;

cosa la rende diversa;

quale territorio racconta;

quali problemi pratici deve conoscere il viaggiatore.

Più un’attività è descritta in maniera chiara e coerente, più è facile comprenderne realmente il valore.

E questo è utile sia per le persone sia per i sistemi che elaborano le informazioni presenti online.

 

SEO e intelligenza artificiale non sono due mondi separati

Si parla sempre più spesso di ottimizzazione dei contenuti per i sistemi di intelligenza artificiale.

Ma questo non significa che la SEO tradizionale sia diventata inutile.

Al contrario.

Un sito tecnicamente accessibile, pagine ben organizzate, informazioni aggiornate, contenuti originali, recensioni e citazioni da fonti affidabili continuano a costruire quella presenza digitale da cui anche i nuovi strumenti possono ricavare informazioni.

La differenza è che alla ricerca per parola chiave si sta aggiungendo una ricerca conversazionale.

Non dobbiamo quindi scrivere per “convincere un algoritmo”.

Dobbiamo prima di tutto spiegare molto bene ciò che facciamo.

 

E l’esperienza di chi vive il territorio?

C’è però un punto che considero importante.

L’intelligenza artificiale può raccogliere, confrontare e organizzare enormi quantità di informazioni.

Ma una destinazione non è soltanto un insieme di dati.

È fatta di stagioni, persone, abitudini, produttori, tempi e relazioni.

Un mercato cambia durante la mattina.

Una vendemmia non avviene ogni mese dell’anno.

Un piccolo produttore può essere visitabile soltanto in determinati giorni.

Una strada che sembra vicina sulla mappa può richiedere più tempo di quanto immagini un visitatore.

E soprattutto dietro un formaggio, un vino o una ricetta esiste una storia che spesso non può essere compresa pienamente senza conoscere il territorio.

Per questo non credo che l’intelligenza artificiale sostituirà la conoscenza locale.

Può però diventare uno dei modi attraverso cui il viaggiatore arriva a scoprirla.

 

Un cambiamento che stiamo già osservando

Per Le Strade del Gusto questo non è soltanto un ragionamento teorico.

Sempre più spesso alcuni ospiti ci raccontano di aver scoperto le nostre esperienze dopo aver chiesto consiglio a un sistema di intelligenza artificiale.

È ancora presto per capire quanto questo canale diventerà importante.

Ma è un segnale che vale la pena osservare.

Perché fino a pochi anni fa la domanda era:

“Cosa devo digitare su Google per trovare quello che cerco?”

Oggi potrebbe diventare:

“Che cosa devo raccontare all’AI per farmi consigliare l’esperienza giusta?”

E per chi lavora nel turismo la domanda speculare sarà:

“La mia attività è descritta abbastanza bene da poter essere consigliata quando qualcuno cerca esattamente ciò che offro?”

 

Il viaggio resta umano. Cambia il modo in cui lo scopriamo.

Alla fine, un viaggio continua a essere fatto delle stesse cose.

Luoghi.

Persone.

Incontri.

Sapori.

Storie.

L’intelligenza artificiale non cambia questo.

Sta però iniziando a cambiare il percorso che ci porta fino a quelle esperienze.

E forse la trasformazione più interessante del turismo nei prossimi anni non riguarderà soltanto il modo in cui prenotiamo.

Riguarderà il modo in cui decidiamo cosa vale la pena vivere.

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