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Le strade del gusto

I vini spumanti della Sardegna

2026-03-04 17:24

Redazione

I vini spumanti della Sardegna

Le bollicine e i vini frizzanti hanno ormai un posto di rilievo nel panorama vinicolo della Sardegna.Negli ultimi anni i viticoltori sardi hanno porta

Le bollicine e i vini frizzanti hanno ormai un posto di rilievo nel panorama vinicolo della Sardegna.

Negli ultimi anni i viticoltori sardi hanno portato avanti interessanti progetti riguardanti la spumantizzazione delle uve locali come il Vermentino, il Cannonau e non solo.

Anche le nostre aziende si sono mostrate all’altezza nella produzione di spumanti di alta qualità, che si distinguono per le note mediterranee e un gusto che li rende unici.

Le cose sono molto cambiate negli ultimi quindici anni, rispetto al 2010 quando la Sardegna compariva in una famosa guida dedicata alle bollicine soltanto per i suoi spumanti metodo charmat nella versione dolce, per intenderci parliamo di Moscato di Sardegna Doc spumante.

Quando si parla di bollicine i riferimenti sono sempre gli stessi, Francia e le zone italiane più vocate e conosciute nel mondo, l’emergente Alta Langa, e le ormai consolidate Franciacorta, Oltrepò Pavese e Trento, con spumanti fondamentalmente a base di uve chardonnay e della famiglia dei Pinot. Non dimenticando Asti, celebre per i suoi Moscati e Valdobiaddene per il Prosecco.

In questo ricco panorama, le bollicine sarde, come del resto quelle di altre regioni del centro e sud Italia, cominciano ad incontrare un interesse crescente da parte dei critici e dei consumatori. Sarà per la bevibilità oppure per l’originalità del gusto, visto che nella maggior parte dei casi vengono prodotte partendo da vitigni autoctoni. Nel mercato c’è senza dubbio spazio per questa tipologia di produzione che non si sovrappone anzi fornisce una valida alternativa alle bollicine più famose.

Dobbiamo fare un doveroso distinguo tra Metodo Classico e Metodo Charmat: il metodo classico è quello ottenuto da una seconda fermentazione in bottiglia, mentre con il metodo charmat la rifermentazione avviene in autoclave.

Paradossalmente è più semplice produrre un metodo classico rispetto ad uno charmat. Infatti nel secondo caso sono richieste tecnologie piuttosto costose come speciali autoclavi per la fermentazione, sistemi di filtraggio isobarici capaci di non far perdere pressione al vino e specifici impianti di imbottigliamento. Non si può utilizzare la stessa tecnologia prevista per i vini fermi, poiché nei vini spumanti possiamo avere sino a 6 atmosfere. Mentre per il metodo classico molte operazioni vengono ancora svolte manualmente, soprattutto se si tratta di piccole produzioni.

Se il metodo charmat viene inserito in assortimento soprattutto perché determina un aumento delle vendite, il metodo classico è quello che conferisce prestigio alla cantina, poiché espressione della tecnica e dello stile produttivo della stessa.

Di seguito riportiamo alcuni esempi di spumanti metodo classico prodotti nell’isola.

È a base di uve Vermentino lo spumante metodo classico Caralis delle Cantine di Dolianova. Uve che vengono raccolte agli inizi del mese di agosto per cercare di preservare tutta l’acidità possibile. Si tratta di un prodotto di grande eleganza, con l’ultima annata prodotta arrivata sul mercato dopo 27 mesi di affinamento sui lieviti.

È sempre Vermentino, ma Docg di Gallura, il Bisso delle Tenute Olbios. In questo caso l’affinamento sui lieviti si è spinto sino ai 50 mesi, conferendogli caratteristiche di un’incredibile morbidezza.

La cantina Argiolas di Serdiana punta su un vitigno che in passato era simbolo di abbondanza piuttosto che di qualità, il Nuragus. Il loro metodo classico riposa per circa sette mesi tra acciaio e barrique, per poi rifermentare e riposare sui lieviti in bottiglia per almeno quattro anni. 

È fatto con uve Torbato, vendemmiate all’inizio di settembre, il metodo classico Brut di Sella&Mosca, Oscarì, lasciato sui lieviti per 14 mesi, la cui bottiglia è stata impreziosita dall’etichetta disegnata dallo stilista Antonio Marras.

Un enologo che ha maturato grande esperienza nella produzione di spumanti metodo classico è Piero Cella, consulente di diverse cantine dell’Isola e proprietario della cantina Quartomoro, fortemente convinto delle potenzialità del vermentino per ottenere vini spumanti longevi e di qualità. Nell’assortimento della cantina troviamo il metodo classico Q, che resta 24 mesi sui lieviti prima di essere sboccato, e l’originale brut Zeta, vino frizzante sui lieviti con tappo corona, rigorosamente prodotti con uve vermentino.

È millesimato lo spumante metodo classico ottenuto da uve Cannonau in purezza, prodotto da Surrau. Nella primavera successiva alla raccolta viene messo in bottiglia con sciroppo di tiraggio e lieviti selezionati, dove rimane per almeno ventiquattro mesi a temperatura costante per la presa di spuma, seguito da altri due mesi dopo la sboccatura. Va ad affiancarsi al millesimato a base di uve vermentino di Gallura.

Anche nel mondo del metodo charmat abbiamo produzioni interessanti, in alcuni casi avveniristiche ma che nella maggior parte dei casi vengono ottenute al di là del mare, perché poche cantine posseggono le tecnologie necessarie. Quindi i mosti vengono inviati a destinazione e dopo la spumantizzazione ritornano indietro già imbottigliati, pronti per il mercato. Sempre più presente la versione in rosa.

Lo charmat più alla moda degli ultimi anni è senza dubbio l’Akènta Sub, lo spumante subacqueo, prodotto dalla Cantina Santa Maria la Palma di Alghero. Un numero limitato di bottiglie di vino spumante Akènta viene selezionato per l’affinamento subacqueo, realizzato a circa 40 metri di profondità nelle acque del mare di fronte alle coste del Parco Naturale di Porto Conte.

L’Attilio invece è uno spumante brut ottenuto da uve Vernaccia, primo esempio di spumante da questo tipo di uve, attraverso il metodo della rifermentazione in autoclave, dedicato ad Attilio Contini, fondatore della cantina di Cabras. La versione rosata dello spumante è ottenuta con uve Nieddera, tipiche del territorio.

Il Baloi rosé è il brut metodo charmat della Cantina dei Fratelli Puddu di Oliena rigorosamente a base di uve cannonau, cresciute alle pendici del monte Corrasi.

Su Bri Brut è lo spumante prodotto nel cuore della Marmilla dalla cantina Su ’Entu di Sanluri, un vino ottenuto da uve autoctone a bacca bianca e rifermentato in autoclave, piacevole e di facile beva, perfetto per ogni aperitivo ma anche per la grande cucina. Esiste anche nella versione rosé ottenuto da uve autoctone a bacca rossa.

Restando in Marmilla, Anastasia Brut è uno degli spumanti della Cantina Sociale di Mogoro “Il Nuraghe”, un vino spumante metodo charmat ottenuto dal Semidano, vitigno poco conosciuto al di fuori della Sardegna e tipico della zona.

Contro tendenza il Caralis metodo charmat delle Cantine di Dolianova, ottenuto da Chardonnay, quindi vitigno internazionale ma da uve coltivate nel Parteolla.


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